Scegliere se stessi: felicità autentica o egoismo?
"Non c'è dovere più trascurato del dovere della felicità".
Quando ho letto questa frase in uno dei miei libri preferiti, ho riflettuto a lungo sulle nostre priorità. Ho pensato a quante volte ci mettiamo da parte per la sensazione di non avere tempo, per paura, per soddisfare le aspettative altrui o per raggiungere obiettivi egoistici. A volte lo facciamo persino per l’errata convinzione che l’altro sia più importante di noi stessi.
Ma io ti chiedo: cosa ti fa credere che ci sia qualcuno, o qualcosa, che venga prima del tuo bene?
Dobbiamo riconoscere l’atto d’amore infinito che si cela dietro la scelta di noi stessi come priorità; un amore rivolto non solo a noi, ma anche agli altri. Se sei sereno, quella serenità arriva a chi ti circonda ed è proprio questo a fare la differenza: ciò che doni acquista un valore completamente nuovo.
Dare al prossimo rispettando se stessi è profondamente diverso dal dare quando si è stressati, arrabbiati o infelici. Quanto credi sia giusto che le persone attorno a te traggano valore solo da ciò che sei disposto a fare per loro, e non da quanto tu possa sentirti bene nel farlo?
Spesso, quando ci prendiamo cura di noi stessi, veniamo giudicati egoisti. Ma, di nuovo, ti chiedo: dov’è il vero egoismo? In chi rispetta se stesso o in chi pretende che tu non lo faccia per soddisfare le proprie esigenze?
Siamo troppo abituati a giudicarci; per questo smettiamo di farci domande. Le risposte, spesso, portano con sé una verità che temiamo di non saper convalidare con i fatti. Appare allora molto più semplice lasciare che sia qualcun altro — o nessuno — al timone della nostra nave.
Tuttavia, la felicità necessita di un elemento fondamentale: la conoscenza di noi stessi e la consapevolezza di uno stato di unione tra noi, il prossimo e l’universo. Senza questa connessione, scegliere il proprio bene potrebbe effettivamente rivelarsi rischioso o controproducente.
Potremmo cadere nel tranello dell’ego e vedere l’altro semplicemente come un mezzo per uno scopo. Mi è capitato di incontrare persone che, con il loro comportamento, mi hanno spinto a pormi una domanda: "Lui o lei mi vede realmente? Gli piaccio davvero o gli piace solo il modo in cui si sente grazie a me?".
C’è un’enorme differenza tra chi entra in connessione con la parte più profonda di sé — l’anima — e chi resta in superficie. La superficie toglie la capacità di vedere davvero l'altro.
Chi è connesso, quando sceglie se stesso lo fa serenamente, senza il timore di ferire, perché agisce guidato da una consapevolezza universale che è Amore. Chi resta in superficie, invece, è spesso manipolato dalla mente (l'ego), che non permette di cogliere le conseguenze delle proprie scelte sugli altri. L’ego ha bisogno di sentirsi "meglio di" e, per ottenere questa illusione, è pronto a tutto. Nemmeno l'ego teme la scelta, ma non lo fa per la purezza delle sue intenzioni, bensì per una totale mancanza di responsabilità.